Il vino trentino: una storia di famiglia

Trentino fa rima con vino, e vino suona bene con territorio, storia, tradizione.

Il vino trentino non ha bisogno di presentazione, tanto meno della mia che sono curiosa ma non certo esperta di vini. E’ di altro che voglio parlare, una storia di famiglia che è anche la storia del territorio e la storia di questi vini.

Coltivare la vite è ovunque un’arte. Coltivare la vite in montagna è un’arte che richiede una dose maggiore d’ingegno. In un giorno di settembre, a Lavis, ho imparato la parola “zonazione”, che vuol dire coltivare la vite in base alle caratteristiche del terreno, all’esposizione al sole e all’altitudine: il vitigno giusto al posto giusto.


La zonazione è una tecnica realizzata in tempi relativamente recenti, rispetto alla lunga storia del vino in Trentino. Una storia che prima di essere fatta di studio, ricerca e metodo, è stata fatta di passione, tenacia, attaccamento alla terra e all’attività agricola anche quando l’industria garantiva la busta paga alla fine di ogni mese.

Una lunga chiacchierata con Rosario Pilati, discendente di una delle famiglie che fondarono la Cantina Sociale di Lavis nel 1948, mi apre un sipario sulla storia del vino trentino, sulle radici profonde di quella che oggi è una delle eccellenze produttive che rende il nostro paese famoso all’estero.

Rosario mi racconta gli inizi. “I miei nonni erano viticoltori. Il nonno paterno, Innocenzo Pilati, aveva il suo vitigno a Pressano e fondò la Cantina Sociale di Lavis dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, che all’epoca 20 o 30 soci nelle aree di Lavis, Pressano e Val di Cembra.”

Erano gli anni della ripresa dalle rovine della guerra, le maniche erano rimboccate sui gomiti di tutta Italia. A crescere, però, era soprattutto l’industria pesante che ricostruiva le città e l’economia.

Il padre di Rosario nel 1960 prese il posto di Innocenzo, ma negli anni successivi dovette cessare l’attività vinicola come attività primaria e andare a lavorare nell’industria a Trento. Continuò a fare l’agricoltore “part-time”, cosa molto diffusa per gli agricoltori in quegli anni, che pur dovendo allontanarsi dalla terra come fonte di lavoro e sostentamento non l’abbandonarono.

Negli anni ’80 le cose cambiarono ancora. La Cantina Sociale di Lavis, che aveva sino ad allora mantenuto nome e dimensioni dell’origine, assunse finalmente un’impostazione industriale, con 800 viticoltori associati e 800 ettari di vigneti. Il nome fu cambiato in La-Vis, a significare la forza della cooperativa data dall’unione dei suoi soci. La Cantina passò così dall’essere una Cantina Sociale dedita alla vendita di vino sfuso a eccellenza del territorio in fatto di vino, con una diversa attenzione nella produzione delle uve, nel rispetto dell’identità locale.

“Io e i miei fratelli – in tutto siamo in sette, quattro donne e tre uomini – abbiamo mantenuto il legame con la terra. Io ho scelto di studiare agraria a San Michele All’Adige (CNTR), poi ho fatto le mie prime esperienze proprio a Lavis nei primi anni 80. In seguito ho lavorato in Veneto, in Alto Adige e poi nel 1992 sono tornato a Lavis per lavorare alla Cantina Sociale dove tutt’ora sono Responsabile delle Vinoteche, mi occupo di comunicare e trasmettere i valori della cantina e diffondere la cultura del vino.”

Questa è la storia del vino in Trentino. Una storia di valori, passione e collaborazione. Una storia dal gusto intenso e dal colore carico, come il vino.