Gli asparagi del Trentino ci colorano il cuore: la ricetta dell'orzotto

Succeda a tutti: associamo un piatto della nostra tradizione, come gli asparagi del Trentino, ad una persona cara, che oggi come ieri amava quella proposta. Se mio nonno, per farmi assaggiare gli asparagi, si improvvisava pittore utilizzando il tuorlo d’uovo come gli acquerelli, quello di Meggy la portava con sé da un vecchio caro amico agricoltore…Storie diverse, sensazioni identiche, che ci fanno emozionare ogni volta che mangiamo degli asparagi…

Quando ero piccola io e il nonno facevamo spesso dei lunghi giri in bicicletta. La nonna si premurava di mettere nel cestello in vimini del mio bolide rosa a due ruote un panino con burro e marmellata ed un succo di frutta, cosicché se avessi avuto fame avrei potuto fermarmi lungo la strada. Un po’ come Cappuccetto Rosso insomma.
Quando era stagione di asparagi la primavera era già iniziata da un po’, io e lui pedalavamo assieme lungo il fiume Adige, diretti a Zambana. La campagna era rigogliosa e verdissima, i meli in fiore e gli altri alberi da frutto attiravano i nostri occhi con i loro colori vivaci, il nonno elencava i loro nomi mentre io lo ascoltavo incuriosita. Sulle “roste del Ades”, le rive in pendenza del fiume, non era difficile incontrare i vicini di casa a passeggio anche loro con i nipotini, un saluto ed un sorriso e poi di nuovo in sella, passavamo sotto il grande ponte di ferro che mi faceva capire che eravamo vicini alla meta, ma prima c’era il tempo per una piccola, indispensabile sosta per mangiare il panino con burro e marmellata, il succo lo finivo pedalando verso Zambana.

Raggiungevamo il signor Paolo che ci aspettava con l’ape verde scuro carica di asparagi colti da qualche ora, freschissimi e succulenti come solo una primizia della terra sa essere, il nonno ne prendeva due mazzi, uno più grande che teneva lui in un sacchetto che appendeva al manubrio della bici, ed uno più piccolo che finiva nel mio cestello in vimini.
Nel tornare verso casa intonavamo le mie canzoni preferite per non farmi sentire la stanchezza, cantavo a squarciagola con il vento contro, felice del pomeriggio passato all’aria aperta, e ancora di più per la cena che mi aspettava, ho sempre adorato gli asparagi, quelli bianchi, che si trovano qui.

La prima mangiata di asparagi era in famiglia. Olio evo, sale, pepe e qualche goccia di aceto balsamico, il condimento semplice di asparagi e uova, un’unione di sapori e profumi semplice al primo sguardo, ma che racchiude i ricordi di una vita.Per completare il suggerimento di come gustare al meglio gli asparagi bianchi del Trentino, ho pensato di creare un primo piatto completo che contemplasse anche l’utilizzo di un bel pezzo di formaggio ubriaco che mi ha regalato il mio papà.

Orzotto con asparagi bianchi del Trentino e formaggio ubriaco

Ingredienti per 4 persone:
1 scalogno
400 gr. di orzotto
1 goccio di vino bianco secco
16 asparagi bianchi di media grandezza (già lessati)
2 lt. Di acqua di cottura degli asparagi
200 gr. di formaggio ubriaco
Trentingrana q.b.
Olio evo, sale & pepe q.b.

Preparazione:

affettate finemente lo scalogno e fatelo soffriggere con un goccio di olio evo ed un pizzico di sale in una casseruola antiaderente dai bordi alti.
Aggiungete quindi l’orzotto, lasciate tostare per un minuto, sfumate con il vino bianco ed iniziate la cottura bagnando con l’acqua di cottura degli asparagi portata ad ebollizione, usandola come se fosse un qualsiasi brodo.
Nel frattempo tritate grossolanamente gli asparagi, tenendo un paio di punte da parte per la decorazione, aggiungeteli al riso e continuate a cuocere bagnando e mescolando per evitare che si attacchi.
Quando mancano circa 10 minuti alla fine della cottura (NB: l’orzo cuoce in 25/30 minuti, ma tenete a mente che la consistenza sarà comunque al dente), mettete il formaggio tagliato a cubettini, amalgamate bene facendolo sciogliere e terminate la cottura sempre mescolando bene.
Spegnete il fuoco e lasciate mantecare per qualche minuto, servite su un piatto tiepido e terminate con qualche goccia di olio evo, una grattugiata di Trentingrana e pepe nero macinato a piacere.

Vino in abbinamento:  Cabernet Sauvignon Pojer & Sandri

E’ proprio vero, l’ingrediente segreto di ogni ricetta, è la storia che ci racconta ogni volta…Qual è il vostro piatto dei ricordi?

Guest post by Meggy  deliciousmeggy.blogspot.com

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