Filar la lana e far filò: le donne di Cogolo di Pejo tessono la storia del paese

A Cogolo di Pejo, in un antico maso risalente 1862, Giusy e Antonella riportano in vita l’antico mestiere della filatura e cardatura della lana.

Il maso si trova al centro del paese, le sue porte di legno sono spalancate, la luce del sole illumina i cesti di lana, l’arcolaio e poi maglioni, calzettoni,  e una popolazione minuta e colorata di fate e folletti del bosco che Giusy e Antonella realizzano a mano.

Nel giorno in cui visito il laboratorio è da poco passata la “desmontegada”, che segna la fine dell’estate nelle valli di Peio e Rabbi: i pastori conducono a valle le loro pecore per la “tosada”, poi tornano in malga dove restano fino alla prima nevicata.

Giusy e Antonella sono al lavoro: con la tosatura delle pecore, inizia il processo di lavorazione della lana che loro raccolgono, pettinano e ammorbidiscono con lo scartaccio, per poi filarla e infine colorarla. Il laboratorio della lana è un luogo amato dai bambini, che vengono qui per imparare come si fila, come si fanno i pupazzi in lana e come si realizza il sapone con il grasso di maiale.

La filatura della lana, qui, era un tempo un “rito” sociale: le donne di Cogolo si riunivano per filare e intanto “fare filò”, cioè chiacchierare e commentare tra loro fatti e avvenimenti del paese. Questa pratica non si è persa, anzi viene tramandata e preservata: le ragazze continuano ad imparare la lavorazione della lana e del lino, che ha qui una lunga e importante tradizione come racconta l’associuazione culturale LinumPejo, che gestisce l’ecomuseo locale.

 

Giusy e Antonella lavorano nel laboratorio del maso tutta l’estate, e ogni mercoledì aprono le porte a visitatori e bambini. Durante l’inverno, continuano a coltivare la loro passione in casa, e tra le loro mani passano i fili della storia di queste valli.