Cappellacci "Buon Enrico": la ricetta di Agnese premiata da Osterie Tipiche Trentine

“I Cappellacci ” Buon Enrico ” sono un piatto preparato con un ingrediente particolare: gli spinaci selvatici che crescono spontaneamente nei prati trentini: sono ottimi. In passato si cucinavano degli gnocchi al cucchiaio, ora io preferisco usarli per il ripieno dei cappellacci, ottengo un piatto con il carattere dell’ingrediente e con un aspetto piu’ fine rispetto agli gnocchi al cucchiaio. Perfetti invece se questo piatto si prepara in un maso o in una malga!”

A presentare la ricetta di oggi è la signora Agnese Framba, del ristorante Sant’Hubertus a Pejo Fonti. Oltre al ristorante, Agnese ha una fattoria che gestisce insieme al marito Pino e di cui ho parlato in un recente post.

CAPPELLACCI “BUON ENRICO” – UNA RICETTA TRENTINA DAL RISTORANTE SANT’HUBERTUS A PEJO FONTI 

INGREDIENTI per 4 persone :

600 grammi
di patate
1 tuorlo
sale q.b.
farina q.b. ( la quantità di farina
dipende dalla qualità delle patate )
Preparate un impasto come per gli
gnocchi di patate, solo un poco piu’ sodo perchè dovrete ottenere una sfoglia di
circa 4 millimetri di spessore.

Per la farcia :

150 grammi di spinaci
selvatici ( nome botanico Chenopodium buon enrico ) lessati, strizzati e
tagliati a coltello
100 grammi di ricotta vaccina
50 grammi di
Trentingrana
50 grammi nocciole tritate
sale e pepe q.b.

Per condire : burro e trentingrana.

PREPARAZIONE

Stendete la pasta, preparate dei grossi ravioli rotondi tagliando con un coppapasta, assottigliate bene i bordi, rifinite con un ulteriore taglio con il coppapasta, cuocete in acqua bollente per 3 o 4 minuti, scolate e servite con trentingrana e burro spumeggiante.

VINO CONSIGLIATO

Trentino Sauvignon

Questa ricetta è stata premiata da Osteria Tipica Trentina ed inserita nel Sussidiario di Ricette Trentine, dove Agnese la presenta così:

Sfruttare lo spazio con la contrapposizione tra pieno e vuoto. Ecco la pasta a base di patate fatta per ‘coprire’ tante piccole noci di verdure e ricotta. Per poi trasformarsi in grossi ‘cappellacci’, altrettanto regolari. L’eleganza è intrinseca al piatto stesso. Racchiude – lo custodisce – il sapore decretato da un prodotto spontaneo della natura – le ‘comede’ – e ne esalta fragranza e contrasto visivo, al momento del consumo: quando si ‘rompe’ per assaporarlo.”

Che ne dite, non potrebbe essere un’idea per il pranzo di domenica?

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